La Cina verso un boom dello storage, grazie alla riforma del mercato dei servizi di rete

By 11 Luglio 2019 Energia

qualenergia

Grandi trasformazioni attendono il mercato cinese delle fonti rinnovabili: da una parte, si sta aprendo la nuova stagione degli impianti solari/eolici in market parity senza sussidi (vedi qui), dall’altra s’intravede già il prossimo boom dei sistemi per l’accumulo energetico.

Secondo le ultime analisi di Wood Mackenzie, infatti, la Cina vedrà aumentare di ben 25 volte la capacità totale installata nell’energy storage in pochi anni.

Nel 2017 erano 489 MW/843 MWh con la previsione di toccare 12,5 GW/32 GWh nel 2024.

Intanto, lo scorso anno, Pechino ha realizzato progetti per complessivi 580 MW/1,1 GWh portando così la taglia cumulativa dell’accumulo energetico a poco più di 1 GW/quasi 2 GWh nel 2018 (solo la Corea del Sud ha fatto di meglio).

A trainare il settore sono stati soprattutto gli incentivi del governo centrale, che hanno supportato diversi impianti FTM (Front-of-the-meter: grandi installazioni al servizio della rete) costruiti dalla State Grid Corporation of China.

La società energetica pubblica così è stata in grado di sviluppare 425 MWh di progetti pilota connessi alle linee di trasmissione/distribuzione.

E lo scenario dovrebbe accelerare notevolmente dal 2020, spiega Wood Mackenzie, grazie ai cambiamenti che riguarderanno il mercato dei servizi del dispacciamento.

In pratica, si passerà dall’attuale meccanismo, che prevede una remunerazione piuttosto “basica”, a un mercato più integrato con i prezzi spot dell’energia elettrica. In altre parole, determinati servizi offerti dalle tecnologie di storage, come la regolazione di frequenza e il bilanciamento tra domanda/offerta, riceveranno pagamenti più generosi.

Questa riforma, insieme con la continua riduzione dei costi delle batterie, consentirà ai sistemi di accumulo di diffondersi su vasta scala in Cina.

Più in dettaglio, chiarisce Wood Mackenzie, guardando ai progetti realizzati nel 2018 per partecipare ai servizi per il dispacciamento (ancillary services), il 60% delle installazioni è di tipo stand-alone e solo il 19% prevede l’abbinamento diretto con parchi eolici o fotovoltaici (renewable-plus-storage) anche perché stanno venendo meno le condizioni economiche per investire in questa direzione, a causa dell’eliminazione graduale dei sussidi agli impianti solari.

Un settore promettente, termina l’analisi, è quello delle installazioni di batterie Behind-the-meter, cioè dietro al contatore, per le applicazioni commerciali/industriali, che lo scorso anno sono arrivate a circa 513 MWh.

Source: qualenergia
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